Intervistato da Federica Gentile (di seguito trascrizione dell’intervista originariamente in video, visibile al link http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e1501b22-e2bb-4e1e-a14f-41126a7e34a4.html)
Se non fosse Marco Masini non sarebbe arrivato in ritardo, probabilmente. Vuoi che accada per colpa sua o meno, è comparso alla Fnac di Porte di Roma con più di un’ora di differenza rispetto a quella precedentemente stabilita. Ci sono occasioni in cui, però, del ritardo non importa niente a nessuno. L’attesa per la presentazione di questo disco era più importante e nessuno – o quasi – ha fatto altro che battere le mani, quando si è visto Maso davanti.
“Niente d’Importante” è un disco che parla d’amore, ma è un disco diverso da quelli dei 20 anni precedenti di carriera del cantautore fiorentino.
“Iniziamo un nuovo percorso, un po’ come quando esordivo, quindi una sorta di punto e a capo. Secondo me quando si inizia un nuovo percorso bisogna iniziarlo con molta umiltà: nonostante 20 anni di musica credo che l’umiltà sia la base per iniziare un cammino con la garanzia di poter sperare di arrivare a un punto essenziale e importante del cammino stesso, più che altro per crescere. Senza l’umiltà secondo me il percorso non si può nemmeno iniziare. E quindi “Niente d’importante” ha sostanzialmente un titolo per proseguire una certa filosofia coerente, direi, con quello che è stato un po’ il mio percorso musicale e nasce attraverso un viaggio nel pianeta dell’amore che lo racconta in diversi fasi. A 47 anni si è cresciuti, si è cambiati e quindi certe cose si vedono anche in maniera evoluta, non diversa per forza ma sicuramente evoluta.(…) Qui si va alla ricerca di un concetto importante per ogni canzone come per esempio nella canzone numero 9, che si chiama “L’amore si Ricorda di Te”, che per me è un concetto molto bello perché quando tu pensi di non aver più bisogno di lui è lui che ti viene a prendere. Quindi un concetto dove l’amore viene in qualche maniera idealizzato come un angelo che ti aiuta proprio quando tu pensi di star bene ma in fondo non lo sei, perché senza amore si perde sempre.
Io devo dire una cosa: guardando voi vedi quanti ragazzi, quante ragazze, quante persone che magari anagraficamente non ti conoscevano al tempo dei tuoi esordi no.. sei riuscito a catturare i giovani, a trovare un linguaggio in grado di arrivare a loro, di parlare la loro lingua, di arrivare probabilmente direttamente a quelle che sono le loro emozioni e questa non è un operazione facile.
Allora io premetto che ho fatto un tipo di musica che ha completamente diviso il pubblico in due. Non ho fatto canzoni tanto per farle. Ho fatto innamorare, incazzare ed odiare… un po’ come la Juventus! E allora quando succede questo succede che chi mi ama e ama un certo tipo di pensiero e un certo tipo di visione delle cose la difende fino in fondo e la tramanda poi anche, la insegna. E chi mi odia mi odia a priori anche se scrivessi Yesterday o l’Aida mi odierebbe in ogni caso e lo vedo anche tutt’ora. Quindi il fatto è che chi mi ha seguito in quegli anni ha cercato di insegnare la mia musica anche ai propri figli e ai propri amici più piccoli, agli amici dei figli. Perché quello che ho scritto non ha rappresentato solo una canzoncina ma ha rappresentato, a mio parere in qualche maniera, un modo liberatorio per riuscire a trovare un certo tipo di spazio in una società, in un paese, in un mondo, in un universo difficile da capire e difficile da integrare con se stessi. Quindi questa cosa ha portato a mio parere a quasi una materia. La musica di Marco Masini, per alcuni tenaci sostenitori degli anni 90, è diventata per i figli di questi tenaci sostenitori quasi una materia da imparare. Adesso molti di loro sono cresciuti avendo imparato quella materia e non ritengo assolutamente di essere degno di questo insegnamento e di essere degno per aver in qualche maniera rappresentato per questi figli, di rappresentare per questi figli, una cosa così importante perché le mie canzoni, come tutte le altre canzoni, non sono importanti. Le canzoni sono soltanto modi per esorcizzare il tempo, per essere accompagnati e per comunque trovare un filo conduttore comune che in qualche maniera ci possa legare . Ma devo dire grazie a tutti coloro invece che l’hanno ritenuta importante nonostante tanti attacchi, nonostante tanti momenti per tutti, perché alla fine chi ha criticato in maniera anche dura me ha criticato un milione e mezzo di persone che negli anni 90 mi hanno comprato i dischi. Oggi vendere 1 milione e mezzo di dischi è impossibile per tutti perché i dischi si scaricano, si pigliano già il giorno prima che escano. Però indipendentemente da questo l’emozione resta, indipendentemente dal supporto appunto digitale.
Ed è per questo che tu hai voluto raccontare in una canzone proprio quel periodo. C’è un brano che è dedicato proprio agli anni 90; è dedicato proprio a quel “Marco come te” che in qualche modo ha vissuto quel periodo e ne è uscito forse più forte, non lo so. No più forte è difficile uscirne: quando comunque combatti alla fine i lividi li porti dietro e io ne ho parecchi. Ma per me è stata come una sorta di impegno, di sacrificio e doveroso anche perché ti ripeto, come hai detto anche giustamente te quando vedi che il tuo pubblico ringiovanisce ti senti ancora più responsabile e quando diventi più responsabile in automatica ti scatta quel senso del dovere: perché mentre ieri parlavo a loro come un coetaneo oggi devo parlare a loro non dico un padre, ma perlomeno come un fratello maggiore e quindi dare anche dei segnali di responsabilità… anche se ripeto come sostengo e ho sempre sostenuto dal “Vaffanculo” in poi non sono mai stato né profeta né poeta. Io sono sempre stato uno di loro che viene dalla periferia, che era in Curva Fiesole a tifare per la squadra, che viveva nella società, che viveva un certo tipo di mancanza di logica nella sua integrazione anche con gli altri, vedeva ingiustizie e vede tutt’ora ingiustizie , vedeva scappare molti amici da questo paese. Ha visto anche punti di riferimento sparire nel nulla, da un punto di vista politico, da un punto di vita generazionale, da un punto di vista istituzionale. E ha cercato in qualche maniera, attraverso le canzoni, attraverso i propri pensieri, di riappacificarsi con il mondo. Quello che facevamo un pochino tutti negli anni 90. Oggi, anche se siamo in un tempo diverso perché la comunicazione è sicuramente più rapida e più immediata e anche più esplicita e forse anche più vera, perché ci si parla tra di noi con i Social Network mentre ieri si andava solamente dietro a notizie nei TG pilotate, oggi ci troviamo di fronte comunque agli stessi problemi degli anni 90: gli stupri ci sono ancora, la droga c’è ancora, la politica è ridicola e la società fa fatica ad integrare soprattutto quando c’è da integrare persone diverse, che poi sono le prime a farci incazzare. Quindi a mio parere quello che oggi racconto, anche se è il tema del disco è un tema d’amore, forse è l’unico argomento per sopperire alla mancanza di soluzioni che abbiamo da un punto di vista vero e da un punto di vista anche tecnico, per risolvere problemi che vanno dal politico a tutto il resto che ho detto. L’unica maniera è riuscire ad amarsi, ma non tanto tra di noi, ma di partire da noi, amare noi stessi. Amando noi stessi a mio parere poi si riesce ad amare gli altri e si riesce anche a capirci un po’ di più perché l’autosufficienza, in questo momento, è la maniera più giusta per percorrere una strada molto difficile che ci possa portare, in qualche maniera, ad una ipotetica felicità.
Nient’altro da aggiungere, niente da commentare.