Raf – Numeri

Ho sempre amato come Artista Raf e, anche in quest’occasione, non sono stata delusa. Le canzoni di questo disco le ho ascoltate, non tutte, per la prima volta in concerto, per caso. Quando mi sono ritrovata in piazza a perdermi nei meravigliosi testi e nelle coinvolgenti musiche di questi brani che non conoscevo ho capito che forse era il caso di acquistare il CD “Numeri”, perché era sicuramente un qualcosa di speciale.
Il mio pensiero non è stato assolutamente deluso ed anzi, sono stata rapita, ascolto per ascolto sempre di più, da quello che il cantautore pugliese ha tirato fuori.

“Numeri” è un mix perfetto di generi, voci, storie diverse. C’è il Pop puro di Raf, il Rap all’italiana di Frankie e la voce soft di Nathalie. Apre l’album e lo fa in maniera esemplare.
Cito “Controsenso”, che segna l’esordio come Autore del musicista Antonio Iammarino. Grande sound in questa canzone, che senza dubbio risalta la timbrica e la musicalità del cantautore pugliese.
Poi arrivano la dolcezza e l’amore puro, quello che Raf va vivere sempre al massimo, sempre riuscendo ad emozionare e a commuovere. “Senza Cielo” è questo: è amore, è dolcezza. E’ un magnifico preludio a quella che, a mio parere, risulta essere la canzone più bella dell’album. Evitando i tecnicismi che, onestamente, non posso nemmeno permettermi più di tanto, dico che senza dubbio “Un tempo indefinito” è la classica canzone che ogni ragazza vorrebbe farsi dedicare. Quella che fa credere, in maniera assoluta ed irremovibile, all’esistenza dell’amore eterno.
Non si può non nominare, poi, “Un’emozione inaspettata”, che è invece pura energia! Raf sa parlare divinamente dell’amore e delle sue sfaccettature, ma qui inserisce quel “friccicorio” in più che rende la suddetta canzone un bel connubio di testo e musica più che orecchiabile. In conclusione mi sento di scrivere due righe anche su “Oltre di noi”, meravigliosa opera, piena del sempre forte sentimento di amore, misto stavolta a un briciolo di rassegnazione e malinconia.

Rileggendo quanto scritto mi rendo conto che non si può parlare di vera e propria recensione. Non ci sono commenti sulla musica, non ci sono note sulla voce del cantante. Ci sono emozioni, sentimenti personali, modi di vivere questo album. E credo che quando un CD ti fa dimenticare tutto quello che c’è dietro una registrazione per farti sentire profondamente tutto quello che contiene e che esprime, beh credo si possa definire un’opera, un regalo, un gioiello da custodire. “Numeri” è sicuramente tutto questo.

Modà – Viva i Romantici

“Come diventare impopolare in meno di 5 minuti”: è questo il titolo che potrei dare a quello che sto per scrivere qui sotto.
I Modà sono un gruppo apprezzato, seguito, idolatrato. Tantissime persone li seguono, li amano, li citano e frequentano i loro concerti. Senza dubbio questi sono tutti elementi che vanno a loro favore: conquistarsi un così gran numero di fan al seguito è sicuramente indicativo di una solida presenza di fondo di qualcosa che, a questo punto, mi è se non ignota comunque difficile da comprendere.
Dico questo perché non ho trovato niente nell’album “Viva i Romantici” che potesse farmi dire: cavolo, che meraviglia! Ho ascoltato tutte le canzoni lì presenti più e più volte, ho cercato di cambiare idea, ho pensato di essere io il problema ma proprio non sono riuscita a modificare niente di quello che pensavo.
Per carità, qua e là fra i testi si nota qualche piccola perla.
E’ solo questione di pochi istanti e tutto, però, torna irrimediabilmente nella ripetitività. Il fatto, secondo me, è proprio questo. Le canzoni mi sembrano tutte uguali, tutte costruite ad effetto ma fondamentalmente sterili.

Cercando di parlare di cose un po’ più positive si può citare “Vittima”, melodicamente suggestiva e coinvolgente; “Sono già Solo” e “La notte”, tanto perché sono quelle più conosciute; “Tappeto di Fragole”, il nuovo tormentone.
D’altro canto, però, non posso non citare “Arriverà”, che senza Emma non è poi così tanto fonte di sogni, e “Urlo e Non Mi Senti”. Sarò di parte, possibile. Ma dopo aver sentito questa canzone live, fatta anzi vissuta da Alessandra Amoroso, avrei preferito rimanere con quel ricordo meraviglioso, senza vederlo così sciupato.

Non ho molto da dire e penso si noti. Spero di ricredermi, un giorno. Sono sempre aperta al cambiamento!

 

 

Arisa – Amami

Fresca della partecipazione alla 62esima edizione del festival di Sanremo, Arisa sforna un nuovo album, un album diverso dai 2 precedenti, e chi l’ha sentita attentamente sul palco del teatro Ariston non può non essersi accorto di un’artista cambiata, viene quasi da chiedersi se è veramente lei l’Arisa che cantava “sincerità”.

Già solo vedendo la copertina dell’album possiamo notare come l’artista stessa vuole, secondo me, mettere da parte la “vecchia” Arisa (quella nel manichino), quella spensierata e allegra per fare spazio alla vera Arisa, (quella davanti allo specchio) quella che come tutti noi soffre per quel sentimento chiamato Amore, che racconta in modo intimo e incredibilmente personale la sua malinconia e i suoi sentimenti.

Il tema principale dell’album è l’amore e la prima traccia “Amami” può darci già un’idea di quello che andremo ad ascoltare, un tango bellissimo e coinvolgente che si sposa perfettamente, a mio parere, con la sua voce e la sua intonazione indiscussamente impeccabile. Una delle canzoni più belle dell’intero album.

Si prosegue con “il tempo che verrà” un’altra canzone che potremo definire “ballad”, molto profonda soprattutto nel finale, mai quanto però, la canzone successiva, “La Notte”, quella che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare sul palco dell’Ariston che almeno a me ha rapito subito al primo ascolto e raramente questo accade. Un misto tra nostalgia e malinconia condita da una musica semplice ma allo stesso tempo perfettamente adatta alla canzone.

“E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà”

“L’amore è un’altra cosa” è un’altra canzone che non si distingue dalle altre per quanto riguarda il tema in cui però possiamo notare ancora una volta la perfezione vocale di Arisa con delle note anche piuttosto alte rispetto a quello che ci aveva abituato a sentire.

Se la canzone precedente racconta di un amore che non può più definirsi tale, “Ci sei e se non ci sei” ci racconta di un amore che supera le difficoltà, che sa aspettare ,che rimane.. che non muore mai!

“Ci sei e se non ci sei,
comunque ci sarai.
Io sono qui
vicino a te,
che aspetto noi.
Ci sei e se non ci sei,
comunque ci sarai.
L’amore è qualcosa che
non muore mai…”

Ed ecco che all’improvviso riconosciamo una musica e una voce familiare.. ma si è lei! È la “vecchia” Arisa! “Democrazia” ci riporta infatti a quelle canzoni che hanno reso famosa questa cantante, anche il tema non c’entra nulla con gli altri pezzi dell’album ma credo che Arisa abbia voluto spezzare quel senso di malinconia con un brano piuttosto umoristico ma mai banale!

Passando attraverso “Bene se ti sta bene”, torniamo allo stile tipico dell’album, i sentimenti e l’amore tornano a fare da padroni, e con “Poi Però” si raggiunge uno stile più Pop, la batteria si sente di più e la voce si adatta perfettamente alla musica! “ Si Vola” è la tipica canzone che rilassa, piacevole, forse meno coinvolgente delle altre ma con un significato profondo..

“Però l’amore fa come gli pare
ti lascia lì in disparte
oppure non ti fa dormire
ma quando ti consola
e senti il suo respiro
allora lì si vola
allora lì sei vivo”

Eccola!! È di nuovo lei è tornata, la “Vecchia” Arisa.. è incredibile come si distinguono le due voci, viene quasi da sorridere sentendo questa differenza così netta!  “Nel regno di chissà che c’è” è un brano molto simile a “Democrazia”, trascinante, molto molto divertente e sarcastico!

L’album si chiude con “Missiva d’amore” forse la canzone più triste, da notare la voce della cantante come in alcuni punti sembra quasi soffrire!

È davvero notevole la capacità di questa Cantante di impersonificarsi nella canzone di modificare la voce a seconda del testo e di renderla strettamente personale nonostante non sia l’autrice di tutti quanti i brani.

Consiglio vivamente l’ascolto di questo album, per scoprire una nuova Arisa, e sono sicuro che rimarrete stupiti!

Pierdavide Carone – Nanì e altri racconti…

Pierdavide Carone torna. Torna con un un nuovo album di racconti; torna cresciuto, torna cambiato, torna più dolce e torna sempre lo stesso. E’ un giovane grande Autore, Musicista, Cantante. Una grande speranza e una sempre più crescente certezza della Musica Italiana che conta, che vale. In “Nanì e altri racconti…”, il talento pugliese-romano, sfodera altri dieci grandi brani, che spaziano in maniera sottile e chiara tra l’Amore forte ed assoluto all’ironica visione del Sud in un Twist che di sicuro rimane bene in testa a chi lo ascolta.
Tra il male e Dio” è la canzone che, a mio parere, rimarrà più a lungo nel cuore e nelle orecchie di chi ascolterà questo CD. E’ forte ma nello stesso tempo dolce, è una canzone di speranza e di passione. E’ una di quelle canzoni da ascoltare ad occhi chiusi, isolandosi e lasciandosi andare sulle note di una musica delicata ed esplosiva, che ti culla e ti scuote.
Basta Così”, “In punta” e “Tu ed Io” sono altre canzoni da incorniciare. Tutte parlano di amore, ma ne parlano in maniera diversa e mai banale. La prima parla di un amore finito, di un amore che non c’è più e che sarebbe inutile continuare a far vivere; la seconda, invece, è una dichiarazione infinita di un amore forse lontano, forse sfuggente, ma che rimane sempre al centro del cuore e che non riesce ad andarsene. L’ultima delle tre canzoni, invece, è sempre una dichiarazione ma più ironica, più divertente, meno incastonata nelle sdolcinatezze tipiche dei brani d’amore di questo periodo.
Sempre d’amore parla “Amoreterno”, ma di un amore all’incontrario, che parte dai 50 anni vissuti insieme e va a finire al primo bacio. Un amore terreno ma eterno lo stesso, senza sentimentalismi di sorta e senza falsità. Questa canzone forse è quella che unisce in maniera più precisa il Pierdavide di prima con quello di adesso: l’ironia che aveva la meglio negli album precedenti ora viene surclassata dall’Amore. In questo brano, invece, si trovano tutti e due questi aspetti in maniera equa e assolutamente ben fusa: “Chissà se mi ami ancora dopo dieci anni e un giorno, dopo i primi tradimenti come quasi tutti quanti! Ma sei stata comprensiva ed anche poco puritana, quando hai detto “non sei l’unico a voltare la gabbana, lui si chiama Giovanni, insegna yoga al corso che ormai seguo da due anni, ma laviamo in casa questi sporchi panni, al diavolo gli inganni””! Ne “Il Twist del Sud”, invece, c’è prevalentemente il Pierdavide passato, quello ironico al massimo e quello che gioca con la musica, con le parole e con la voce in maniera assolutamente sublime!
Sono degne di nota, senza ombra di dubbio, anche “Certo che sì”, “Vuoto Cosmico” e “Lo Scorpione”, ma l’ultimo commento deve essere riservato a “Nanì”.
La canzone che ha segnato il sodalizio con Lucio Dalla, la loro collaborazione e la loro partecipazione a Sanremo. La canzone che ha fatto conoscere a un po’ più di gente che grande cantautore sia Pierdavide e la canzone che ha permesso a Lucio Dalla di dire che lo considera un collega e non un giovane da accompagnare.

Un Pierdavide quindi che cambia e che cresce ma che mai, nemmeno in un brano, delude. Ottimo CD, assolutamente da prendere. 

Emma – Sarò Libera

Quello di Emma rappresenta per me l’album del “passo indietro”. Sono partita con dei pregiudizi fortissimi all’ascolto di questo CD: non mi convinceva la sua voce, non mi coinvolgeva il suo modo di cantare, ero contrariata dalle interpretazioni che dava alle canzoni degli altri e alle sue. E poi… e poi l’ho ascoltato. Più e più volte. Ho messo le sue canzoni, me ne sono innamorata e le ho vissute come mie. Mi sono “dondolata”, sognante, all’ascolto di “Sarò Libera”, canzone che secondo me domina sulle altre. Ed è bello che ora i nostri occhi quasi si somigliano, non han più paura dello specchio che vedevano. Sembra di averli lì davanti gli occhi che si seguono e poi si cercano, abbandonando la paura e arrivando ad assomigliarsi. “Senza Averti Mai” anche è un pezzo fortissimo: una richiesta di attenzione e di amore, che però non si completa, lasciandone tutto il suo incontenibile bisogno a perdersi in un senso di insoddisfazione ed incapacità. Anche “Non Sono Solo Te” e “Cercavo Amore” sono degne di nota, assolutamente. La prima ha una connotazione più melodica rispetto alla seconda, che appare, invece, più audace, più ritmata, più martellante. “Il destino in un attimo ci ha fregati! Impossibile da trattenere, come il mare dentro ad un bicchiere”: è una canzonetta assolutamente da ascoltare “Maledetto Quel Giorno”, con la sua musica ballabile e il testo che, comunque, non lascia niente al caso, apparendo punzecchiante ma fresco. Senza scordare che, subito prima nel disco, Emma soffiava piano con la sua voce graffiante, le note di “Acqua e Ghiaccio”. Questa è una canzone dolcissima ma dura, una canzone fatta di contrasti che comunque si appartengono e si continuano, quando non sei come un abbraccio lungo e gelido che brucia però nell’acqua… il ghiaccio mi dimentico. Queste sono le canzoni che mi hanno colpito di più, nell’album: non vanno dimenticate, però, le altre. Tutti insieme, questi 13 brani, contribuiscono a fare di questo un album assolutamente da conservare, da custodire e da riascoltare. Sono felicissima di aver fatto un passo indietro, in questo caso ne è valsa la pena!

Alessandra Amoroso – Cinque Passi in Più

Ogni volta che si parla di Alessandra Amoroso, non so perchè, non ho parole. Anche stavolta, quando invece avevo inizialmente pensato: beh, cinque inediti e basta, saranno solo di accompagnamento alla vendita del live, che è la cosa principale.

Ed invece no: ha piazzato anche stavolta cinque passi in più che sembrano infinitamente lunghi, belli, pieni. Senza scordare la sua interpretazione sempre al massimo, che non manca mai di nulla, che ti fa pensare di avere lei proprio davanti a te a cantare, a urlare, ad emozionare.

Si parte con “Prenditi cura di me”, lungo e forte messaggio di speranza, di paura ma voglia di crederci, di richiesta d’amore e protezione, soprattutto. Prenditi cura di me, è questa la sensazione: ho un disperato bisogno di crederci ancorae di lasciarmi andare.”
“E’ vero che vuoi restare” è una presa di consapevolezza di qualcosa che non c’è più, unita anche qui alla speranza di aver sbagliato impressione. La paura di perdere tutto, la paura di cancellare una vita, anche contro il grido forte di Alessandra: “Guarda che non si cancella una vita così, che te lo dico a fare! E questo amore è impossibile, la storia di un film, che non ha mai un finale”.
Poi c’è l’amore che non si potrebbe avere ma che si aspetta, che si insegue e che si vuole vivere nonostante la confusione, nonostante le difficoltà. E’ questo il tema di “Ti aspetto”, terzo dei cinque passi.
C’è anche “L’altra metà di te”, altro ottimo brano, altra ottima interpretazione. “Chissà se in qualche posto tu esisti, da qualche parte mi cerchi, se come me t’inventi l’altra metà di te. Chissà se nei tuoi giorni mi sogni, se nella sabbia disegni la vaga idea che ti sei fatta di me”. Non mi dilungo tanto in questo perché voglio dare una riga in più a “Succede”, l’ultimo passo.

Forse è il più importante, il più completo, il più difficile. Quello dove la voce di Alessandra risulta ancora di più messa in evidenza; dove il suo meraviglioso modo di cantare irrompe più forte in chi la ascolta. E’ meravigliosa. “Succede che si rompe tutto, succede che non è mai giusto. Io e te, che innamoravamo il mondo”. E’ questo il passaggio più bello degli inediti, a mio parere. E’ un crescere di emozioni, di sensazioni, di tutto.

Diventa noioso quasi parlare di questa splendida interprete, perché non c’è niente da dire, non c’è niente da fare se non ammirarla, elogiarla, apprezzarla.
Ovviamente, però, non c’è da dimenticare l’importanza che in tutto questo ha il duo Camba-Coro, che continua a sfornare brani fortissimi con una velocità e una puntualità da far paura!

Assolutamente fantastica. 

Tiziano Ferro – L’amore è una cosa semplice

Ho impiegato più di una settimana per ascoltare questo CD, per provare a capirlo, per farmene un’idea. Ora come ora, però, ancora non ci sono riuscita. Sarà che il singolo “La differenza tra me e te” mi aveva dato delle aspettative diverse; sarà che il passato di Tiziano anche mi aveva fatto credere e sperare in delle musiche che in realtà non ci sono state. Questo sicuramente è un aspetto positivo: la novità, la sorpresa, l’innovazione. C’è da dire anche che ero affezionata oramai all’idea che mi ero fatta e quindi ho faticato a digerire l’intero album. Ovviamente, però, ci sono delle perle oggettive.

“L’amore è una cosa semplice” è una canzone meravigliosa. E’ tutto quello che Tiziano Ferro ci ha regalato di sé in questi anni: è dolcezza, forza ed impegno nei confronti dell’amore – “Amore mio, prendi le mie mani ancora e ancora, come chi parte e non saprà mai se ritorna. Ricorda, sei meglio di ogni giorno triste, dell’amarezza, di ogni lacrima, della guerra con la tristezza. Tu sei il mio cielo”.
“La differenza tra me e te” unisce musicalità e testo in un mix esplosivo e coinvolgente. Sono assolutamente degne di nota anche: “La fine”, canzone di Nesli che la voce calda e profonda di Tiziano fa vivere in maniera perfetta; “Smeraldo”, più ballabile delle altre, quindi orecchiabile ma forte anche di un testo importante – “Tra smeraldo e oceano… ti guardo ancora!”; “L’ultima notte al mondo”, dove torna prepotente la dolcezza del cantautore italiano; “Troppo buono”, dove a colpire è forse più lo splendido testo della canzone che il binomio che le parole formano con la musica.

Di tutto ciò che resta non mi viene altro da dire che “non lo so”. Devo precisare: tutte le parole di tutte le canzoni hanno qualcosa da dare. E’ che, in certe circostanze, forse è troppo distante la musica che fa da contorno, non si intona bene con quello che sembra il messaggio che il brano in sè vuole trasmettere. Mi viene in mente una canzone su tutte: “Hai delle isole negli occhi”. Il testo di questa canzone è molto bello, probabilmente non ha nulla da invidiare alla più melodica “L’amore è una cosa semplice”. Ma la musicalità con cui Tiziano fa vivere questa canzone, a mio parere, la sminuisce.

Nel complesso devo dire che questo CD me l’aspettavo diverso ma non migliore né peggiore di quello che è. C’è da dire che Tiziano Ferro è cresciuto e con lui anche il suo modo di vivere la musica e di vivere il mondo. Oltre le perplessità e la confusione che in me ha generato consiglio questo album: alla fine è riuscito ad assolvere il suo compito, visto che, come detto, non sono riuscita a sentire altro per una settimana!

Call Me Irresponsible – Michael Bublè

 

Un artista, un genere, una voce che si adatta alla perfezione al suo stile: sto parlando di Michael Bublè. Questo artista, giunto quasi al suo primo decennio di carriera, unisce tutti: non credo ci siano persone in grado di esprimere un giudizio negativo su di lui. La cosa particolare che colpisce è che, oltre alla sua voce, anche il suo modo di essere ed il suo modo di stare sul palco sono fantastici, tipici di quell’affascinante ramo della musica che è il Jazz.

Voglio parlare però di un suo album in particolare, uno dei più belli della sua carriera! Uscito nel 2007, Call Me Irresponsible  è l’album che contiene le 2 canzoni forse più conosciute, dopo Home, di Michael, che tra l’altro sono le uniche due completamente inedite del cd: Lost Everything. Le altre 12 canzoni sono cover tutte quante riarrangiate, a mio parere, in maniera fantastica.

Michael è riuscito infatti a non cadere nella banalità dando a questi pezzi un’impronta assolutamente personale, senza cadere nella più semplice “rimodernizzazione”, come magari ci si poteva aspettare.

Andando con ordine, nel cd, uscito anche in versione speciale, troviamo ben quattro cover del mitico Frank Sinatra (stimato tantissimo dallo stesso Michael):The Best is Yet To Come,  che apre il cd a ritmo di swing; Call Me Irresponsible, canzone che da il titolo all’album, interpretata in maniera fantastica; I’ve Got The World On A String e una spumeggiante That’s Life, con la particolarità dell’inserimento di un coro che la rende unica, una delle più belle dell’intero album.

Troviamo anche un omaggio al nostro Paese, con la divertentissima It Had Better Be Tonight, canzone scritta nel 1963 da Henry Mancini e Franco Migliacci. Altri omaggi altrettanto particolari sono quelli a: Elvis Presley con Always On My Mind del 1972; Leonard Cohen con I’m Your Man; Eric Clapton con Wonderful Tonight, canzone profondamente dolce e emozionante; ed infine una cover secondo me fantastica - scelta tra l’altro come secondo singolo lanciato in radio - Me And Mrs Jones, canzone di Billy Paul del 1972 che racconta la storia extraconiugale tra un uomo (il cantante) e una donna.

E poi ci sono i due inediti che, se devo essere sincero, sono le uniche due tracce che stonano dentro a questo cd. Questo per il semplice motivo che, nonostante siano due pezzi di un gran livello, non hanno nulla a che vedere con il resto delle canzoni, forse perché appartengono ad un genere tipicamente Pop.

Il primo inedito è Lost, canzone molto emozionante che racconta la storia di un amore finito ma che, nonostante questo, mantiene il legame ben saldo: lui non la lascerà mai sola a combattere le innumerevoli difficoltà che la vita metterà di fronte.                                                                                                                               

“…perchè non sei sola

sono sempre lì con te

e ci perderemo assieme

fino a che la luce arriverà ed entrerà

perchè quando ti senti come se fossi esaurita

e il buio vince su di te, tesoro, non ti sei persa

quando il tuo mondo si schianta

e non riesci a sopportare il pensiero

ho detto, tesoro, che non ti sei persa..”

E poi c’è Everything, una ballata d’amore, una dedica dolcissima che è stata scelta come primo singolo dell’album.                                                                           

e in questa vita pazza, e attraverso questi pazzi tempi

sei tu, sei tu, che mi fai cantare

sei ogni frase, ogni parola, sei tutto

sei ogni canzone, e io continuo a cantare

perchè tu sei tutto per me”

Questo album riesce a creare un’atmosfera unica intorno a coloro che lo ascoltano, un’atmosfera particolarmente retrò. Tutte le canzoni scelte, infatti, sono abbastanza vecchie ma, nonostante questo, la bravura del cantante è proprio quella di, pur non stravolgendo i pezzi, non “rimodernizzarli”, darne solamente un’impronta personale, rendendo così unica ogni singola canzone!

Ne consiglio vivamente l’ascolto!!

Adele – 21

In classifica FIMI è presente da 39 settimane e quasi sempre nelle prime posizioni: con una voce così non potrebbe essere altrimenti, d’altronde.
In questo album, “21″, Adele c’ha messo di tutto, sempre seguendo il filo conduttore dell’amore. Amore struggente e amore da ballare; amore di rimpianti e di rimorsi; amore a cui dire addio e un addio, per un amore forte, che non doveva esserci; amore bellissimo a volte da cancellare o che a volte non se ne vuole andare; amore da superare. E ancora un amore che oramai non si può recuperare perchè è tardi, perchè è cambiato tutto; amore che viene incoraggiato da parole che forse non basteranno a rendergli forza; un amore che non finirà mai, che lotterà sempre contro tutti. Per ultimo, infine, un amore che è andato via, che ha trovato altro amore con cui nutrirsi. Un amore da sostituire, ma che rimarrà, comunque vada, l’amore vero.
Il tutto accompagnato da una musica eterogenea al massimo, con il pianoforte e gli archi sempre predominanti, a dire il vero: così come i testi delle canzoni non si assomigliano, nonostante il filo conduttore di tutti sia l’amore, così anche la musica è diversa e adatta ad ogni tipo di testo.
Si può ballare, si può cantare (certo, solo per divertirsi, perchè il risultato raramente sarà anche solo lontanamente simile a quello dell’originale…) e ci si può emozionare cadendo nelle note di questi brani.

Never mind, I’ll find someone like you. I wish nothing but the best for you, too. Don’t forget me, I beg! I remember you said: “Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead. “Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead, yeah. (Non ti preoccupare, troverò qualcuno come te. Io spero solo nel meglio, anche per te. Non ti dimenticare di me, ti prego! Ricordo che hai detto: “A volte l’amore dura, ma invece altre volte fa male. A volte l’amore dura, ma altre volte fa male.. già). E’ questa una delle canzoni più belle di tutto l’album. La oramai celebre “Someone like you”, che parla di quest’amore andato via, mai dimenticato e sempre amato. Bellissimo il testo e bellissimo sentire come questo si accompagni alla perfezione alla melodia, ugualmente commovente, di sottofondo.

 “Set Fire To The Rain”, invece, è una canzone più movimentata di “Someone like you” ma comunque dal testo molto più che coinvolgente. “My hands, they were strong, but my knees were far too weak, to stand in your arms without falling to your feet” ovvero “Le mie mani erano forti, ma le mie ginocchia erano decisamente troppo deboli per stare tra le tue braccia senza cadere ai tuoi piedi”. L’amore qui raccontato è di quelli invadenti, di quelli che non ti lasciano scelte: ti fanno innamorare, ti fanno vivere al massimo e poi ti lasciano lì, consapevoli di quando è l’ultima volta in cui viverli.

Oramai famosissima è anche “Rolling in the Deep”, che fra tutte è la canzone più “ballabile” dell’album. E’ qui il fuoco a dare vita al brano e alle vicende raccontate. Un fuoco che inizia nel cuore di Adele e che sale, fino a far bruciare la testa dell’altro, nell’ascolto delle storie da raccontare e nel ricordo della giovane donna. “Baby I have no story to be told, but I’ve heard one of you and I’m gonna make your head burn, think of me in te depths of your despair”.

I tre singoli sono questi brevemente descritti sopra, i brani più forti forse dell’intero album ma non quelli da cui prescindere. Infatti ognuna delle 13 canzoni ha qualcosa da dare e qualcosa da trasmettere. Basti pensare a “Rumor has it”, “Turning Tables”, “One and Only”, solo per citarne qualcun’altra. Quindi non mi resta che concludere qui consigliando fortemente l’acquisto di “21″: una volta tanto il primo posto in classifica FIMI è meritato….


Malinconoia di Marco Masini

Come potevamo non inaugurare il sito con il parlare di un grande artista della musica italiana? Un artista che è stato sotterrato da vere e proprie calunnie, che è stato messo da parte e costretto ad uscire dalle scene solo… sapete perché? Perché faceva un tipo di musica scomoda. Perché cantava, anzi, canta tutt’ora, semplicemente la realtà: quella cruda, diretta, che non ha bisogno di tanti giri di parole. Sto parlando di Marco Masini.

Ed è proprio con un suo album che abbiamo pensato di iniziare, perché ogni singola canzone di questo LP racconta quella realtà di cui ho parlato poco prima, senza fronzoli. Quella realtà che somiglia proprio ad una vera fotografia. Continua a leggere